Raito Salus Infirmorum. Era scritto " salute degli infermi" alla rampa lassù che ti cercava, paese di dolcezza per gli inverni, un paese così come si dava fosse in quel tempo con la vita uguale alla vita, al suo mietere lontano. Giusto per l'ombra il sole, giusto il male per dar tempo alla morte, sul divano di seta d'oro impallidiva il biondo scozzese pettinando eternamente la moglie innamorata, il volto tondo in quella dolce eternità del niente.
1/13/2008
Munnezza.
Pubblico questo video che mi è stato gentilmente segnalato da un mio amico dei VERDI PER VIETRI.
Ammissione implicita degli errori della politica dei verdi nella gestione dei rifiuti in Campania.
Aggiungo, alle parole che l'autrice del video riporta nel testo finale, che nelle altre regioni l'affare sui rifiuti si chiama inceneritore meglio definito termovalirazzatore, ma la sostanza è la stessa.
Miliardi di euro per gestire impianti che hanno un elevato potere inqunante dell'aria, dimostrato scientificamente,con elevatissimi rischi per la salute.Inceneritori che producono meno energia di quella che sereve per farli funzionare,ma sono rientrati nel piano energetico nazionale togliendo contributi alle fonte energetiche alternative (fotovoltaico)e per questo ha salssato gli ignari cittadini che non sanno leggere la bolletta dell'ENEL (qusi tutti).Adesso le cosche politiche e mafiose in Campania si contenderanno quest'altro business sulla nostra pelle.
La soluzione?Recuperare l'energia che viene persa inutimente (impianti illuminazione,riscaldamento , ecc)e poi raccolta differenziata per riciclare i rifiuti e creare indotto economico.Il resto sono soluzione da medioevo che non guardano al progresso e al futuro, ma solo al malaffare.
Il rosso comunista.

Essi rappresentano quanto di male l'essere umano sia riuscito a produrre. Si racconta che mangiassero i bambini e che ovunque ponessero piede le donne abortissero con dolore e spasimo.
Molti popoli vivono felici perchè sono riusciti a tenerli a bada con campagne di sensibilizzazione.
Ovunque vi siano loro, il lardo non pasce, le ossa spuntano dalla pelle e i lavoratori languono miseria nera. In Italia, essi si adoperano febbrilmente nello sforzo di mandare in malora ogni azienda nella quale riescono ad infiltrarsi, aziende che finiscono poi per essere svendute piene di debiti, con grande soddisfazione di qualche capo politico.
Non di meno i comunisti amano vivere nell'agio e nel lusso, predicatori di quella povertà che si guardano bene dal praticare; attorniandosi di beni materiali e ricchezze in misura eguale, ed anche piu', dei loro "presunti" giurati nemici: I CAPITALISTI! E dico "presunti" in quanto è assai probabile che i comunisti altro non siano che ricchi capitalisti infiltrati tra i poveri con lo scopo di carpirne la volontà e farne uno strumento per il mantenimento del potere.
Personalmente conosco molti di comunisti, anche Vietresi, che una volta passati dallo status di operaio a quello di padrone, hanno immediatamente dimenticato la guerra di classe per sposare da subito quella del capitale, esprimendola nella forma peggiore e disonesta possibile.
La nostra storia è piena di questi predicatori che hanno predicato bene ed illuso milioni di onesti operai "veri" e poi "razzolato" tanto...
Ancora oggi c'è chi crede a questi paladini della giustizia di classe, trasformatosi nel tempo in moderati "democtatici" ma che mantengone in loghi e simboli il colore rosso,che tocca l'intimo di classi e generazioni,valore, gioia,ricordo, simbolo, che il colore rosso coniuga, sviluppando sensazioni di piacere. Il tutto un intimo piacere dell'anima, un'emozione ancora endemica.Nella realtà rimane il rosso della vergogna di questi comunisti-capitalisti-imprenditori, difficilmente espresso sul loro volto, che invece rimane di un bianco candido, un colore che, ironia della sorte,ha simboleggiato quello del potere da combattere, ma solo perchè ambito.
1/07/2008
Politica e Camorra:guerra tra bande...

Credo che rimanere stupefatti di fronte a quanto accade a Napoli e in Campania sia davvero il minimo. Per la descrizione degli avvenimenti, che durano da sempre, da almeno due decenni, ci vorrebbe altro che una sola paginetta. Ci vorrebbe, per una spiegazione adeguata, la pubblicazione di un libro. E' una di quelle vicende che segnano il tempo, che ci richiamano all'identità piuttosto che alla appartenenza.
La identità di essere e sentirsi uomini e donne civili, che hanno superato da qualche millennio la condizione di non saper separare se stessi dai resti del loro cibo che si consumava, rimanendo al riparo di qualche grotta, durante l'epoca della glaciazione.
E invece sembra che questo percorso di civiltà si sia riavvolto in senso contrario, sia regredito. Prevale una strana appartenenza, quella di considerare gli avvenimenti per rinfacciarseli reciprocamente per attribuire, clan politico ad altro clan politico, il perché dell'accaduto. Una nuvola (come la diossina che brucia dai rifiuti) fittissima nel quale trovano spazio modelli e culture di vita simili a quella degli insetti stercolari che non solo vivono a contatto con gli escrementi ma che addirittura se ne nutrono e ne traggono beneficio.
Una cosa incredibile quella che accade nel nostro paese agli inizi del terzo millennio.
A Napoli e in Campania la società civile sembra essere stata cancellata, ognuno per se. E se il cumulo di immondizie accatastato nella via dove abito si trova a qualche decina di metri dal mio numero civico tanto meglio, è questione che interessa gli altri.
Una regressione drammatica che pure qualche tentativo di spiegazione lo richiede. Se ci si aggira nella grande periferia della metropoli napoletana ci si avvede immediatamente di due questioni che apparentemente sembrano del tutto separate. I numeri civici delle strade o non ci sono o sembrano messi li in modo caotico. In ogni ingresso, in ogni spazio comune disponibile trova posto una statuina o una icona religiosa.
Entrambe le circostanze, pure se del tutto diverse, riconducono tuttavia a una chiusura su se stessi. Non appare, ad un visitatore esterno, l'apertura culturale di una comunità che dovrebbe pretendere una organizzazione dell'abitato secondo i canoni di una minima razionalità e senso civico. Prevale invece l'individualismo chiuso ed egoista insieme a quello bigotto che si affida al miracolo che la statuina sacra, posta nell'androne, può prometterci.
Una regressione drammatica che fa il paio con un potere locale, politico e amministrativo, assolutamente inadatto. Una regressione che è il risultato di una concezione del potere di tipo monarco-popolare. La politica dai tempi della sconfitta del Laurismo: della promessa del chilo di pasta o della seconda scarpa in caso di vittoria elettorale, ha continuato a operare senza apportare nessuna discontinuità culturale e valoriale.
Credo che di questo si tratti e per questo alle scelte di qualità e di lunga programmazione si sono preferite scelte di altro tipo. La enorme pattumiera che si è realizzata con il tempo a Napoli e in tutta la Campania, credo che a questo sia dovuta.
Anche le organizzazioni che dovrebbero curare gli interessi diffusi non esplicano adeguatamente il loro ruolo. Le stesse organizzazioni sindacali dei lavoratori si sono trasformate in agenti del piccolo clientelismo: come spiegare altrimenti l'assenza totale di una voce, di una proposta di una lotta guidata per pretendere condizioni di vita civili?
La politica ha ammainato completamente al proprio ruolo. Quando parla, se parla, dice cose cosi inutili e tanto stupide da indignare. Mi riferisco, sono spiacente nel dover constatarlo, alla notizia, diffusa dai telegiornali, della differenza tra l'essere preoccupato e l'essere allarmato. Mi riferisco a Ministri che parlano di esigenza di piano straordinario. Mi riferisco a Governatori e a Commissari straordinari alla emergenza rifiuti che affermano che non si dimettono perché lo farebbero volentieri solo che fosse utile.
Si può parlare e dire queste sciocchezze, di questo si tratta, perché si ha una idea (mediocre appunto) sbagliata della funzione della politica. Si crede che la politica consista nell'organizzare il terreno di gioco delle diverse parti, dei diversi poteri in causa, garantendo loro il libero esplicarsi. Non si pensa affatto che la politica ha il dovere e l'obbligo di fare seminagione di democrazia partecipata e nel contempo di prendere e saper indicare scelte di percorso, cui i diversi soggetti si devono adeguare. La vicenda mi ricorda ciò che diceva un mio maestro di politica qualche decennio fa: se un cittadino ha sete, la politica non deve affermare che quel cittadino vuole bere, deve procurargli l'acqua!
Sono convintissimo che quanto accade sia la dimostrazione nettissima del fallimento totale di un intero ceto politico. Senza distinzione di colore o di partito. Una plateale raffigurazione di dove ci può portare la politica quando viene schiacciata dalle oligarchie, quando la democrazia è falsa e non garantisce il ricambio, negli uomini e donne, della sua rappresentanza.
Si può ancora argomentare che la camorra gioca in modo sporco la sua partita, ed è vero. Si può ancora argomentare che una parte della politica è talmente ignobile da ricorrere a strumenti di propaganda davvero vergognosi come l'impiccagione di manichini raffiguranti avversari politici. Nessuna attenuante per questi. Rimane oggettivamente la vicenda. Rimane che la vicenda va avanti da almeno 20 anni, che il Commissariato all'emergenza rifiuti ha prodotto clientele e enormi sprechi con cifre da capogiro, che si spendono miliardi per l'invio in Germania di una parte dei rifiuti che i tedeschi usano per produrre energia elettrica. Rimane che la stessa Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione e che forse ci appiopperà una salatissima multa. Rimane il fatto che in assenza di una guida democratica, una parte dei cittadini, che non paiono avere nessuno strumento per pesare sulle scelte, scelga di dedicarsi agli incendi dei rifiuti, avvelenando in modo irresponsabile tutto e tutti.
Rimane una situazione perfino angosciosa per gli uomini e donne della sinistra. Non giustifichiamo più nessuno. Prendiamo il coraggio di far saltare una concezione politica organizzata verticisticamente e in modo gerarchico che non permette il ricambio ma anzi asseconda l'affermarsi di mediocri e incapaci politicanti. Cambiamo la politica, facciamo saltare il tappo, il tempo che ci rimane non è molto.
1/05/2008
Vietri democratica,,,,

Non è facile dare una definizione precisa e completa di democrazia, ciò, in relazione ai diversi significati che tale termine può assumere a seconda del tempo e dello spazio in cui è utilizzato.
Basti guardare quanto avviene a Vietri sul Mare e questo concetto assume un significato inedito, nuovo e decisamente distorto nella sua essenza.
Etimologicamente democrazia significa “governo del popolo”.
Si ha quindi democrazia in uno Stato, quando la comunità politica in esso stanziata prevede e ammette il diritto-dovere di tutti i cittadini di decidere, nei limiti previsti dalle norme, i comportamenti e le azioni ritenute più idonee per il raggiungimento del bene comune.
E’ diretta conseguenza di questa riconosciuta capacità, l’abilitazione di tutti i cittadini (suffragio universale) a designare e scegliere le persone che dovranno accedere alle cariche e alle funzioni pubbliche, con il compito di attuare le indicazioni dei cittadini.
In tal caso si parla di democrazia indiretta o rappresentativa, in quanto i titolari dei poteri democratici non agiscono direttamente ma per il tramite dei loro rappresentanti, raggruppati nei partiti politici.
E’ proprio in relazione a questo rapporto diretto che lega il corpo elettorale con i rappresentanti in Parlamento, che, sussiste in Italia la necessità di adottare a livello politico, con l’accordo di tutti gli schieramenti, una legge che modifichi la Costituzione Italiana, introducendo in essa un principio che sarebbe maggiormente rispettoso del principio di democrazia fin qui descritto.
Il principio da introdurre è quello secondo il quale, nel caso in cui la maggioranza eletta in Parlamento,nazionale o locale, subisca delle modifiche di rilievo, come è successo a Vietri sul Mare nella legislazione in corso,si ridia voce agli elettori.
Quel rispetto per i Vietresi invocato dalle pagine di Vietrinotizie dall’amico Antonio Abate che voleva richiamare proprio l’essenza del concetto di democrazia. L’assurda reazione di alcuni amministratori vietresi ha confermato come questi concetti siano lontani dalla loro cultura politica, difendendo la subcultura dei giochi di poltrone, molto più autarchica che democratica.
Infatti , assistere a quei comportamenti che in gergo politico vengono definiti “ribaltoni”, determinando il passaggio di consiglieri da uno schieramento all’altro, in una embrionale democrazia dell’alternanza quale quella che si sta affermando nel nostro Paese, è una delle principali cause, a mio giudizio, del rilevante calo, della disaffezione dei cittadini verso la politica.
Un distacco voluto, studiato, per facilitare la gestione personalistica e clienterale del potere all’insaputa dei cittadini colpevolmente “assenti”.La mia definizione di democrazia senza popolo ritrova un'altra drammatica verità concettuale.
Questi comportamenti seppur ammessi a livello costituzionale, costituiscono una evidente lesione del principio di democrazia rappresentativa sopra descritto.
Quindi, non dando la possibilità ai cittadini di esprimersi sul comportamento dei propri eletti, si viene a creare la convinzione, generalmente diffusa nella collettività, di non poter influire con il proprio voto sulle sorti del paese.
Tutto questo perché si lascia al consigliere comunale la piena libertà, una volta eletto, di passare allo schieramento avverso, in barba al principio di democrazia rappresentativa.
12/30/2007
La democrazia senza popolo..

"gli assenti hanno sempre torto e perdono il diritto di reclamare"
Tutti contro gli amministratori Vietresi rei di gestire da anni la casa comunale, padroni assoluti della politica locale e scarsa sensibilità e capacità di gestire il cambiamento.
Delegittimiamo anche l’amministrazione attuale e andiamo alle elezioni. Vi siete chiesti cosa potrebbe cambiare per Vietri un’anticipata tornata elettorale.
I cittadini (il popolo) si dice disgustato dalla politica e vuole disertare il voto, astenersi perché stanco, “tanto non cambia niente”. Il non votare è un diritto, anche se si è soliti andare a prendere gli elettori a casa, anche in barella, purché esprimano” liberamente” il proprio diritto al voto.
Questi e altri espedienti in futuro non avranno più senso. Si stanno già assicurando altri trent’anni di amministrazione (Dio volendo) con la formazione di un unico listone. Il grande partito democratico unirà tutti contro nessuno (almeno che possa contendere la piazza) e noi democraticamente saremo costretti a votarli. Se non andassimo a votare, come per incanto, meglio come i comuni sciolti per mafia o camorra, basterà solo il 2% dei loro azionisti elettori per decretare l’inevitabile vittoria. Ci assicureranno il prossimo trentennio con l’assoluto potere conferito dal popolo sovrano che democraticamente non ha votato.
Il listone lo fece Mussolini, poi Hitler e li ha imitati anche Stalin, perché non farlo a Vietri. In effetti, sono trent'anni che ci presentano listoni (liste bloccate) che hanno impedito il ricambio politico e generazionale. Tutto questo vale di più per la politica nazionale.
Anche questa volta ho il timore che avvenga la solita sceneggiata, ci daranno LA LIBERTA’ di scegliere: o votare o stare a casa! Sono cosi forti e radicati da lasciare sopravvivere la democrazia del branco, perché i mandriani saranno sempre gli stessi!
12/25/2007
Filastrocca di Capodanno.

Questa filastrocca è di un ragazzo di 13 anni di Ortisei.Vive in montagna e conduce un a vita semplice e in continuo contatto con la natura.Mi ipira la sua semplicità nelle aspettative di vita, l'umiltà di chi è felice dentro e ricerca la felicità negli altri.Un amico che è stato per vacanza ospite di questa famiglia è ritornato a casa sconvolto da questa essenza di vita, senza fronzoli, semplice,senza fretta, lontano dai clamori della città, dei loghi e dei stereotipi che da noi caratterizzano i ragazzi della sua età. Un modo di apprezzare la vita che tanti suoi coetanei forse non proveranno mai.
Filastrocca di Capodanno
Fammi gli auguri per tutto l'anno:
Voglio un Gennaio col sole d'Aprile,
Un Luglio fresco, un Marzo gentile.
Voglio un giorno senza sera,
un mare senza bufera.
Voglio un pane sempre fresco, sul cipresso il fiore del pesco.
Che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.
12/22/2007
IL PRESEPE SULLA ROCCIA
A Raito il presepe tra arte e tradizione.
Il presepe sulla roccia di Raito è un’originale rappresentazione presepiale che, nella sua forma semplice ed essenziale, richiama il luogo e le tradizioni di questo splendido borgo marinaro.
Una vera opera d’arte che nasce su un pezzo di roccia sporgente lungo la stradina del paese, sostegno naturale ad una vecchia e caratteristica scalinata, che all’epoca rappresentava una delle tante scorciatoie per i viandanti che percorrevano le tortuose stradine fino al mare.
Il presepe incarna quest’ambientazione rappresentando sentieri e ponti scavati nella roccia, un percorso straordinariamente naturale che conduce i pastori per impervi sentieri fino ad arrivare alla grotta dove li attende la sacra famiglia.
“L’attesa” potrebbe essere il tema che meglio esprime quest’opera.
L’attesa della Madonna, espressione universale di donna nell’attesa della maternità, che in quest’opera si coniuga, nelle espressioni e nei sentimenti, con quella delle donne intende nelle umili faccende di casa nell’attesa dai mariti pescatori di ritorno dal mare.
Una visione semplice, niente addobbi e giochi d’acqua, ne banchetti e opulenze, le luci, come piccole lucciole illuminano tipiche casette in ceramica disposte qua e la sulla roccia a formare un paesaggio stile arabesco che richiama tutto il fascino e mistero della cultura orientale. Il presepe esalta l’aspetto paesaggistico, come conviene ai paesi di mare, e ridimensiona la rappresentazione di scene di vita. Pochi pastori, tutti in ceramica grezza, quasi invisibili, suggerisce la vita dei pescatori che il mare tiene lontano dal normale vivere sociale.
Il presepe sulla roccia nato all’inizio degli anni ottanta per iniziativa Circolo Culturale Raito 80 è divenuto una vera tradizione per i giovani di Raito che ogni anno, con impegno e passione, ripropongono nella sua essenza, senza variazioni di tema né di stile. Forse il momento più suggestivo è rappresentato dalle prove di colori per la scelta della tonalità giusta da dare all’intera parete che sovrasta la roccia, che per l’occasione diventa un cielo stellato di un blu intenso ed il sole all’orizzonte, un’alba nascente, che ripropone il tema dell’“attesa”, in questo caso di un nuovo giorno di speranza e di fede.
12/15/2007
NEL SEGNO DI ZORRO..
La mia generazione gli aveva affibbiato questo nomignolo a causa di una mantella nera che indossava d’inverno, simile a quella dal celebre attore che nel famoso film per ragazzi dell’epoca impersonava un insuperabile spadaccino al servizio dei più deboli.
Senza pensarlo un nome che ha rispecchiato la sua vita. Il nostro don Gerardo abile ed insuperabile pastore della chiesa di Raito ha sempre avuto ben affilata l’arma della sapienza e della saggezza unita ad una inconsueta intelligenza e lungimiranza .
Troppo evidente la sua statura e spessore culturale che avrebbe potuto portarlo a ben altri incarichi di rilievo in ambito ecclesiastico, per questo ritengo sia stato una vera fortuna per la comunità Raitese poter beneficiare di una simile guida.
Schivo e silenzioso, mai stato presenzialista, una figura che sentivi esserci sempre ma che si faceva veder poco. Silenzioso e garbato come il suo modo di parlare, come il suo camminare, e don Gerardo di cammino a piedi ne ha fatto veramente tanto. Il suo fisico esile e agile favoriva veri salti da una parrocchia ad un’altra, dalla scuola, alla curia, una vitalità serena che non lasciava mai trasparire segnali di stanchezza. Fino alla fine, anche nella evidente sofferenza degli ultimi tempi, era sempre quello di sempre, un sorriso e qualche battuta ironica per chi incontrava ed il classico “ ringraziamo il Signore” ad ogni accenno alla sua salute.
Una figura importante per Raito. Il suo modo di essere, serio ed austero, ma allo stesso tempo ironico e cordiale, ha instillato, nelle tante generazioni tenute a battesimo, il valore del rispetto ed amore per il prossimo e quello del sacrificio, importante a suo dire, per vivere una vita piena, intensa, che concilia con se stessi e con Cristo.
Una personalità forte e decisa come quella di don Gerardo era inevitabile avesse un ruolo di spicco nella vita di Raito ed Albori. Il suo impegno nell’aggregazione cattolica e sociale delle comunità, specie dei giovani, è stato una prerogativa della sua opera pastorale.
L’Azione Cattolica, vero fiore all’occhiello del suo operato, ha ancora oggi un ruolo importante per tutta la comunità raitese, specie in un’epoca che favorisce tanti altri interessi ed attrattive per i giovani.
Con un pizzico di sentimentalismo ricordo il Circolo Giovanile a lui dedicato, il primo che cercava di coniugare un impegno civico e religioso. Intere generazioni sono passate da quel Circolo e a tutti ha lasciato qualcosa di importante. Tanti gli spunti ed aneddoti che ci riportano a quel luogo di incontro per i giovani del paese.
In tanti anni di attivismo al Circolo, don Gerardo non l’ho mai visto, la conferma del suo essere e non apparire, persona che apprezzi nella sua interezza solo se ti confronti con serenità d’animo e senza pregiudizi.
A mio avviso, quelli che lo hanno attaccato, anche duramente, hanno dimostrato questo limite sia di analisi dell’uomo ma sicuramente culturali, con modalità grette ed arroganti, un vero movimento anti-parrocchia, un attacco in forza ad un fortino che ha sempre mantenuto il ponte levatoio abbassato e la porta spalancata, ed un uomo, don Gerardo, sempre pronto al dialogo e al perdono.
La sua fermezza scambiata come una sfida, era propria di un uomo sereno e di una forza interiore che solo un umile servo di Dio può avere, un capitano che da tranquillità all’equipaggio in un mare in tempesta, proprio come Mosè con il suo popolo, anche quando in tanti, in quel periodo, hanno abbandonato la sua nave per credere nel vitello rosso del moralismo ideologico.
Sono stato vicino a don Gerardo in quel momento, me ne vanto oggi, ne vado fiero, per la coerenza dei miei valori, per la fortuna di essere guidato dai suoi consigli, per avere conosciuto in profondità la bontà del suo vivere, una scuola di vita.
Grazie don Gerardo, hai lasciato un segno in tutti noi, un segno indelebile nei nostri ricordi, inciso con la spada della fede, ma pur sempre il segno di Zorro.
12/02/2007
Amalfi ed il medioevo.

Martedì 27 Novembre 2007, alle ore 11.00, presso la Basilica del SS. Crocifisso di Amalfi, sede del Museo Diocesano, sarà presentata l'esposizione della Cassetta Eburnea dell'Abbazia benedettina di Farfa. L'opera costituisce una delle principali opere d'arte del Medioevo mediterraneo, riconducibile sicuramente ad Amalfi nel terzo quarto dell'XI secolo. Suo committente, infatti, fu l'amalfitano Mauro Comite, il quale dedicò alla Vergine il prezioso cofanetto come si legge in una lunga scritta dove vengono richiamati i nomi dei suoi sei figli. Uno di questi, Pantaleone, fu il committente della porta di bronzo bizantina che decora l'ingresso della cattedrale di S. Andrea. Proprio con la cassetta di Farfa si documenta la nascita di una bottega nella lavorazione dell'avorio in Costa d'Amalfi. Farla tornare nella cittadina costiera, anche se per breve tempo è stato un impegno del Centro di Cultura e Storia Amalfitana e della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino, in collaborazione con il Comune di Amalfi e la Curia Diocesana. Sicuramente si tratta di un grande evento per gli studiosi e per la cittadinanza che hanno la possibilità di vedere, per la prima volta in patria, un pezzo della straordinaria cultura di Amalfi medievale a stretto confronto con la porta bizantina. L'opera resterà esposta fino al 9 Dicembre 2007.
12/01/2007
Tante lampade, poca luce(sui veri problemi).
Molti ricorderanno quando le strade e i vicoli dei nostri paesini erano bui e solo poche lampadine, disposte a caso, tentavano di garantire la nostra incolumità nel percorrere di sera strade e scalinate.
Era l’epoca in cui la politica locale voleva la mitica lampadina al centro di fervide battaglie, diventando a tratti il mito, l’icona di conquiste sociali.
La lampadina come metro di giudizio per amministratori dell’epoca, l’ironia “ non sei stato capace di mettere neanche una lampadina” per gli amministratori ritenuti inetti e incapaci.
Altri tempi, vecchi problemi, oggi sostituiti da altri, quali la viabilità, i rifiuti, la sicurezza, tanto per citare quelli più importanti.
A proposito della viabilità, i comuni della costiera amalfitana stanno preparando un progetto che prevede due enormi tunnel che, aggirando tutti i comuni costieri, li liberano dalla morsa del traffico. Una sorta di tangenziale sotterranea per raggiungere tutti i paesi costieri.
L’indimenticabile amico Lucio Barone quando ipotizzò una galleria per liberare Raito dalla morsa del traffico, fu deriso. Per l'epoca, l’idea del geniale Lucio fu ritenuta di proporzioni galattiche, improponibile! Erano gli anni 1980 e la galleria di Ravello cominciava ad essere una realtà, noi ancora a bisticciare per una lampadina.
Ancora oggi si evita di affrontare i problemi in modo concreto, e si ha il coraggio di rispondere alla gente con la solita demagogia e populismo che ormai caratterizza il nuovo corso politico. Ottanta centimetri di marciapiede non è una seria risposta al problema della viabilità a Raito, anzi un intervento, che se come quello precedente, servirà a deturpare ulteriormente l’ambiente paesaggistico e favorire l’intralciante sosta delle auto lungo il Corso Gianturco.
E poi, ancora la solita lampadina!
La precedente amministrazione non sapendo cosa inventarsi, cambiò tutte le lanterne, l’attuale, per non essere da meno, ha preso di mira i pali d’illuminazione sulla provinciale da Raito per Vietri. Peccato per tanto spreco se si pensi che è di questi giorni la notizia che La lampadina più vecchia del mondo (accesa per la prima volta nel 1885) appena ritrovata a Fiume, funziona ancora!
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