7/24/2010

Il paradosso dell'anonimato.

Ricevo spesso commenti a post e corrispondenza da visitatori anonimi che per per ragioni diverse preferisco non pubblicare. Il fatto apre la questione sull'anonimato e sul diritto della privacy.
L'anonimato è uno strumento di tutela della privacy, nel senso che, quando io intervengo in determinate discussioni, il mio nome non compare o io compaio con uno pseudonimo, un nome fittizio. Perché questo può avvenire? Può avvenire per le ragioni che dicevamo prima: io voglio sentirmi più libero. Ci sono casi nei quali per esempio la discussione politica, che può esporre una persona a ritorsioni, a discriminazioni consiglia l'uso dell'anonimato. E quindi in questo senso l'uso dell'anonimato è una tutela della privacy, intesa come strumento di libertà della persona. Dove può nascere il rischio? Fate l'ipotesi che io tutte le mattine mi sveglio, vado su internet, visito il mio blog e trovo qualcuno che dice: "Salvatore Giordanoè un mascalzone, fa questo e quest'altro. E questo mi arriva da un anonimo. Come mi difendo? Perché a questo punto ci sono due privacy in conflitto: la mia, che viene tutte le mattine violata, e la privacy di chi mette in rete queste informazioni. Come si può risolvere questo problema? Non sacrificando del tutto il diritto all'anonimato, ma dire, per esempio, che il provider,  quello che mi consente di arrivare su Internet, registra qual è il mio nome reale, per cui, se io sto poi provocando un danno ad altre persone, si possa arrivare a identificarmi. Naturalmente con tutte le garanzie del caso: questo lo può ordinare soltanto la magistratura. Non è che si può svelare il mio nome in qualunque occasione. Però è un grosso problema, non è un problema risolto.
Il punto non è proteggere o eliminare l'anonimato ma, piuttosto, interrogarsi circa la stessa configurabilità e sussistenza di un diritti all'anonimato.
La mia opinione è che il diritto all'anonimato non sia neppure configurabile e che ogni sforzo in senso contrario si scontri contro dati normativi difficilmente superabili.

Non c'è libertà senza responsabilità e non c'è responsabilità senza imputabilità della condotta e, dunque, identità del suo autore.
Basti pensare all'art. 11 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 26 agosto 1789, che prevede che "ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”.

La responsabilità nelle ipotesi di abuso è, dunque, il contraltare della libertà.
La censura è un’arma che mette il redattore in una posizione asimmetrica e di superiorità rispetto ai lettori, perlomeno se usata indiscriminatamente: nel mio caso, posso garantire che vi farò ricorso solo nel caso in cui i commenti anonimi inviati dai lettori fossero contrari al reciproco rispetto, che costituisce il fondamento principale su cui ho basato l’idea del blog.Chi si sente libero di mettere in chiaro la proria identità è giusto abbia il privilegio di  richiamare altrettanti commenti e scritti "in chiaro" per considerazioni politiche, opinioni varie, ecc.Al contraio, ,sul mio blog,  questi commenti non saranno mai dati in pasto ai visitatotori "anonimi" che, non dovranno mai scadere nell’utilizzo scorretto di un simile vantaggio.

Vocidipiazza

Nessun commento: