1/16/2009

Segnali di cambiamento per Vietri.


Le conclusioni della Corte dei Conti sulla indagine di gestione relativa agli anni 2003-2005 evidenziava una enorme discrepanza tra la spesa relativa ai servizi domiciliari agli anziani e il reale servizio reso. Si riteneva la spesa troppo esosa per le possibilità contabili del comune.(estratto allegato)
Da pochi giorni è stata avviata la nuova procedura per l'affidamento di questi servizi. La gestione commisariale almeno ci garantisce la piena legittimità delll'espletamento della gara di appalto e la possibilità di garantire un "reale " servizio ad un costo accessibile per la nostra comunità.
Si evince dalla relazione come negli anni scorsi  " i rapporti tra il Comune e gestoti dei servizi fosse solamente in alcuni casi regolato da contratto. In genere trattasi di concessioni "non meglio definite". La concomitante assenza di controlli la causa di enormi sprechi,perdite, deficienze e agevolazione dell'illegalità:
Regolamentare questi e tanti altri aspetti gestionali è alla base del recupero funzionale e di bilancio necessario nei prossimi anni. Mi auguro che la gestione commissariale, dal sottoscritto auspicata e sottoscritta pubblicamente, definisca un nuovo percorso di trasparenza e legalità che possa rappresentare l'inizio della ripresa sociale del nostro comune.
Vocidipiazza

1/15/2009

Sanità Campana: falso in bilancio.


Il vice-capogruppo PDL alla Camera dei Deputati Marcello Tagliatatela, responsabile dell’Ufficio Politiche per il Mezzogiorno di AN, ha denunciato nuovi sprechi e nuovi fallimenti della sanità pubblica in Campania.
«Purtroppo la sanità – dice Taglialatela - ha finito male l’anno vecchio e cominciato peggio l’anno nuovo. Dai nuovi dati e dalle notizie in nostro possesso emerge, infatti, non solo che la spesa sanitaria continua a registrare buchi enormi, ma anche che non vi è alcuna volontà da parte del centrosinistra di tenerla sotto controllo”.
Infatti l’unica volontà politica che viene fuori con evidenza è quella di protrarre nel tempo le nuove falle finanziarie che si aprono nei già devastati conti del sistema sanitario, allo scopo di nascondere l’effettiva e mostruosa entità della debitoria del comparto. Credo che tutto questo sia solo un maldestro ed inutile tentativo di evitare il commissariamento.
Taglialatela ha inviato una nota ai ministeri competenti per segnalare che nella finanziaria regionale 2009, approvata dal Consiglio Regionale a fine anno, è stato inserito un articolo, il n.26 recante “Misure per il contenimento della spesa sanitaria”, che determina una aberrazione giuridica.
La follia, infatti, sta nel fatto che tale norma introdotta dalla finanziaria regionale modifica il codice civile, una materia che non è di competenza del Consiglio Regionale ma del Parlamento.
“Una norma del genere è inconcepibile – sottolinea Taglialatela - e prova che nella maggioranza regionale di centrosinistra il livello di conoscenza delle leggi vigenti e della Costituzione sia pari a quello degli asini. Analogo tentativo fu fatto dal Governo guidato da Romano Prodi, in sede di varo della finanziaria nazionale. In quella circostanza il centrosinistra fu costretto a fare marcia indietro quando ci si accorse che tale norma era incostituzionale in quanto determinava una evidente ed ingiusta disparità di trattamento tra soggetti giuridici”.
Evidente,ente, ora si vuole arbitrariamente sancire l’impignorabilità dei beni delle Asl, degli ospedali, dei Policlinici universitari e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico.
Gli effetti di tale norma non determinerebbero alcun risparmio da parte della Regione ma viceversa comporterebbero nuove spese per azioni legali e per interessi legali. Gli unici a guadagnarci sarebbero le società finanziarie che già oggi lucrano sui debiti e sui ritardi dei pagamenti da parte della Regione.
Taglialatela chiede alla Giunta regionale di proporre come atto di autotutela al Consiglio Regionale l’ approvazione di una legge che elimini la norma in questione, visto che la finanziaria regionale ad oggi non è stata ancora pubblicata e non è quindi tecnicamente in vigore. In tal modo si sanerebbe la gravissima violazione della Costituzione che si sta consumando. L’atto di autotutela servirà anche ad evitare nuovi ed inevitabili contenziosi che si determinerebbero per effetto della evidente disparità di trattamento che si sancisce con le norme introdotte e che modificano senza poterlo fare le norme vigenti del codice civile, materia di diretta ed esclusiva competenza dello Stato centrale.
“L’altra pessima notizia – fa notare Taglialatela - per la sanità campana è data dalla delibera n. 1 del 9 gennaio 2009 della Prefettura di Napoli (a firma del commissario ad acta, dottoressa Carolina Iovino, nominata per l’esecuzione della sentenza TAR Campania Sezione I n. 1885/05 267/2007 9488/2008) con la quale si impone alla Regione Campania di aggiornare le tariffe per prestazioni sanitarie di riabilitazione del triennio 2003-2005. Questo ricalcolo determina aggravi di spesa aggiuntivi per 300 milioni di euro. Finora le sentenze non sono state attuate per cercare di nascondere le nuove spese che gravano sul comparto”.
La Regione, infatti, non ha dato seguito ad una sentenza del TAR del 2005 ed ad una del Consiglio di Stato del 2007, dimostrando un atteggiamento che si può tranquillamente definire doloso.
Taglialatela assicura di aver acquisito informazioni presso il Ministero del Welfare, nella persona del Direttore generale, dottor Filippo Palumbo, secondo le quali nella prossima verifica del Piano di rientro dal deficit sanitario (che sarà effettuata il 20 gennaio 2009) emergerà un ulteriore sforamento di circa 400 milioni di euro.
Fin dopo l’approvazione delle modifiche al Piano ospedaliero regionale, non a caso, il parlamentare campano aveva scritto al governo Berlusconi, nella persona dei Ministri dell’Economia e del Welfare, per segnalare che il nuovo piano non determina alcun risparmio oggettivo ma solo inutili disagi ai cittadini. Non si toccano minimamente gli sprechi e si continua a fare leva su trucchi ed artifizi contabili.
Non da ultimo, il trucco che continua ad essere utilizzato è quello di chiedere ai fornitori delle Asl e degli ospedali di ritardare la presentazione delle fatture. Per questo motivo è stato sollecitato non solo il governo nazionale ma personalmente i ministeri competenti a verificare anche le bolle di consegna in modo da risalire con precisione alla reale contabilità della sanità campana.
“Le bolle di consegna, infatti – conclude Taglialatela - sono documenti che certificano senza equivoci la data della fornitura: ho ricevuto rassicurazione dal governo affinché si proceda con questo controllo. Ritengo utile presentare un esposto alla Procura della Repubblica affinché si indaghi per falso in bilancio, visti i continui raggiri a cui si ricorre per impedire che si abbia reale contezza dell’ammontare del debito della sanità campana”.

1/10/2009

Vietri e il rinnovamento politico.


Con il termine RINNOVAMENTO s’intende sostituire con il nuovo un qualcosa di vecchio o ritenuto inattuale e non più valida.


Il termine ricorre frequentemente in politica, dove si cerca attraverso il cambiamento di usi e costumi di reggere il passo con l’evoluzione della situazione sociale e civile in cui viviamo.

La profonda crisi della politica e delle istituzioni, dei partiti, questi ultimi sempre più coinvolti in scandali e corruzioni, ci consegna la regione Campania, il nostro comune di Vietri e tanti altri ancora in una vera e propria emergenza istituzionale grave e preoccupante.

In questa situazione, il termine RINNOVAMENTO attiene a più importanti e profonde connotazioni che non il semplice alternarsi di uomini e donne al potere, spesso sempre semplice avvicendamento in seno agli apparati di potere. E’ successo a Napoli in questi giorni. Il sindaco Iervolino ha sostituito gli assessori dimissionari perché inquisiti per gravi reati amministrativi con persone della società civile d’importante immagine sociale, quali imprenditori e professori universitari. Un’operazione che ha confermato la piena volontà della classe dirigente di non ricercare alcun rinnovamento politico, oppure di intendere tale il coinvolgimento di facciata di persone che possano ripulire l’immagine di un gruppo di potere malavitoso.

Questo RINNOVAMENTO mi angoscia e mi preoccupa, specie in situazioni di emergenza sociale, come quella del nostro comune di Vietri. Assistiamo, infatti, a un vuoto di potere che gestioni pressappochistiche, unilateralmente spinte al personalismo e l’affarismo hanno inevitabilmente portato al capolinea.

Come succede nei fenomeni malavitosi, si è rotto un equilibrio tra le bande rivali, durato per molto tempo, che ha garantito al nostro comune di accumulare ritardi e degrado civico molto difficile da recuperare. Adesso il rischio è quello che si scateni la guerra per la successione. Personaggi costretti fino ad oggi a ruoli secondari e di gregari vedono prospettarsi l’occasione per un posto di comando.

Non comprendo quale alternativa di metodo e sistema queste persone possono proporre se non la tendenza a ripristinare il medesimo apparato di potere in cui sono cresciuti e formati!!

Capite allora bene come il termine RINNOVAMENTO assume connotati diversi secondo il punto di vista e delle persone che lo utilizzano come slogan di tendenza politica.

La società civile, in buona parte collusa, assiste inerme a questi giochi di potere, ne diventa vittima d’ingiustizie e soprusi sociali di ogni genere, vittime del proprio egoismo, disimpegno sociale, spesso ignoranza e scarsa scolarità.

In altri termini la speranza di un reale RINNOVAMENTO, quello non solo degli uomini e donne, ma rappresentato da quella spinta sociale a ricercare una gestione onesta, trasparente e partecipata, di vera ripresa del nostro territorio e che risponda ai bisogni del nostro tempo, mi sembra oggettivamente difficile da realizzarsi. Manca un substrato sociale “critico” e quella tradizione civica necessaria a una simile rivoluzione. Del resto, chi ha governato fino ad oggi, si è guardato bene nel generare tale cultura, al contrario ha cristallizzato e bloccato ogni tentativo sul nascere, al fine di garantirsi una lunga vita al potere.

Il vuoto politico e sociale di oggi esprime il drammatico risultato di questo spietato e incosciente processo durato circa trent’anni che tanti vorrebbero colmare con l’improvvisazione dell’ultimo momento.

Organizzare in quattro e quattrotto raggruppamenti al grido di “RINNOVAMENTO”, benché in qualche caso pregevole negli intenti, risulta  essere  grezzo e ancorato al vecchio sistema di consenso paesano quale  unico modello a oggi collaudato e che non ci si sforza a volere cambiare. Più che altro una atteggiamento emotivo, spesso strumentale, lontano da potersi intendere un processo di rinnovamento.

Il RINNOVAMENTO, quello vero va preparato nel tempo, bisogna educare la popolazione a questo, renderla partecipe di un bene comune che va costruito e difeso con ogni forza e sistema democratico. Prevede una vera gestione amministrativa che guidi questo difficile processo, specie in area depresse e con scarsa attitudine al sociale, come la nostra.

Il personalismo spinto che si prefigura in tanti movimenti e associazioni peseudo-sociali, non solo non favorisce questo RINNAVAMENTO, ma lo minaccia alla radice, svuota di contenuti strumenti importanti di partecipazione popolare, li scredita e alimenta diffidenza e distacco.

I risultati sono sotto i nostri occhi, ma siamo sulla buona strada per consegnare, ancora per tanto tempo, il paese ai “soliti noti”.

Vocidipiazza

1/02/2009

L'idea dei soldi come manna.


di Giovanni Sartori
Il 2009 sarà il primo anno — temo — di una tempesta economica perfetta. Una tempesta perfetta destinata a durare finché non torneremo a capire come nasce il denaro, cosa fa ricchezza.Grazie a una scuola che non è più magistra vitae, i giovani non lo sanno di certo. Per loro è come se piovesse dal cielo come la manna. Per loro il denaro ci deve essere e basta. Ma è così, purtroppo, anche per i non-più-giovani. Nell'ottica di quasi tutti la ricchezza c'è, così come c'è l'aria o il mare. Se manca è perché è maldistribuita e perché se la mangiano i ricchi. E nemmeno i ricchi, o quantomeno gli straricchi, ne sanno di più. I Berlusconi del mondo sanno benissimo fare i soldi per sé; ma perché i soldi ci siano, e come e da cosa zampillino, non è un problema che li interessi.L'economia come scienza ha cominciato a deragliare con la sua politicizzazione diciamo di sinistra: una politicizzazione che la induce ad anteporre il problema della distribuzione della ricchezza al problema della creazione della ricchezza e, in questo solco, anche a confondere i due problemi. Ed è questa confusione che ha allevato una opinione pubblica graniticamente convinta del fatto che la ricchezza ci sia (come ci sono, che so, le piante), e che il guaio sta in come viene distribuita, cioè maldistribuita.Ora, che la distribuzione della ricchezza sia per lo più iniqua, moralmente inaccettabile e spesso anche economicamente dannosa, è un fatto. Un fatto che però non autorizza a confondere tra la grandezza della torta e la sua divisione in fette. Perché non è in alcun modo vero che la ridistribuzione della ricchezza produca ricchezza. Anzi, se la mettiamo così, è più probabile che produca povertà.In prospettiva — e la prospettiva ci vuole — fino alla rivoluzione industriale del primissimo Ottocento l'economia è stata prevalentemente agricola, e quindi una economia di sostentamento. Dopo la lunga stagnazione medievale il primo accumulo di ricchezza avviene con il commercio e con le città marinare (per esempio, Venezia) nelle quali è fiorito. Ma la ricchezza prodotta dalla società pre-industriale fu ricchezza da consumare (in palazzi, chiese e, s'intende, in bella vita per i pochissimi che ne disponevano), non ricchezza da accumulare per investimento, e quindi ricchezza in denaro da investire nel processo economico. Pertanto fino alla rivoluzione industriale, che è poi la rivoluzione della macchina che moltiplica a dismisura il lavoro manuale, l'uomo è vissuto in grande povertà. Il tepore del benessere si affacciò, nel contesto dello Stato territoriale nel suo complesso, soltanto nel corso dell'Ottocento. Ma sino al Novecento, talvolta inoltrato, l'uomo occidentale non ha conosciuto la società opulenta, la cosiddetta società del benessere. Che da noi è durata soltanto una cinquantina d'anni. Per dire come si fa presto a diventare viziati.Come e quando usciremo dalla gravissima recessione nella quale siamo peccaminosamente incappati nessuno lo sa. Il punto da capire sin d'ora è che il diritto a qualcosa sussiste solo se c'è la cosa. Il diritto di mangiare presuppone che ci sia cibo. E il «diritto ai soldi» presuppone che i soldi vengano creati.
L'edtoriale di Sartori chiarisce come la svolta sociale, indotta dalla pesante crisi economica e di sistema, vada affrontata alla radice del nostro vivere. Uno stile di vita che negli ultimi cinquant'anni ha bruciato ogni "bonus" di sviluppo economico e sociale e modificato gli stili di concepire l'economia, il lavoro, gli affari, i servizi, ma fondametalmenmte il senso della vita.
La spinta alla richhezza, al benessere sopra ogni cosa, ad ogni costo, a qualsiasi condizione.
La maledizione del vitello d'oro si abbatte come una furia nei giorno nostri, come quella di Mosè sul suo popolo alla discesa dal monte Sinai. Saremo in grado di rinunciare all'oro e alla belle vita per ritornare a dare un senso alle cose ? La sfida alla recessione parte da qui, si definisce per questo "strutturale", ovvero che deve prevedere il cambiamento "anche di privazioni" del nostro stile di vita.
Cosi anche la politca.. attendersi che interventi centralizzati possano risolvere i nostri problemi è una vera follia. La manna degli investimenti che ha sostenuto l'assistenzialismo, specie nel meridione dell'Italia, è ormai storia da dimenticare. Il nuovo corso della politica, specie nel sud, dovrà fare a meno della "manna" che gestioni centalizzate compiacenti hanno beneficiato ai fini del potere e senza alcun sviluppo. Una vera rivoluzione sociale attende Noi cittadini del sud, bisognerà produrre ricchezza e non divedersi le ricchezze dello stato.
La gestione delle amministrazioni pubbliche dovrà essere di sostegno a questo processo. Pensare a gestire con i sistemi attuali significherebbe vietare i cittadini dei servizi di base, quelli essenziali, con l'aggravante di tributi esosi .
Allora non ci saranno tributi che tengano, ma principalmemnte gente disposta a pagare per ricevere in cambio fallimenti e vuoti di potere. Frizioni sociali e crisi di valori che possono favorire
la recrudescenza di criminalità e illegalità di ogni genere.
La crisi di quella Democrazia che non c'è mai stata , ma solo il frutto di un benessere effimero e senza regole che la crisi economica stà spazzando via, facendoci riscoprire le nostre pochezze sociali, la consapevolezza di avere sprecato la vera occasione storica per risollevare le sorti del nostro meridione, vittime dell'egoismo e delle sopraffazione politica, che adesso dovrà fare i conti con se stessa e con il proprio destino.
Vocidipiazza

1/01/2009

Discorso di Fine Anno.

Al discorso del Presidente Napolitano ho preferito quello di Beppe Grillo. Diretto e chiaro, ma principalmente senza facili ottimismi e ipocrisia di stato circa la grave situazione economica e sociale che coinvolge l'intero pianeta.
Partire dal basso, capovolgere la piramide, avera forza e volontà di ristabilire le regole della DEMOCRAZIA!
Vale per tutti, vale per il nostro comune, senza egoismo, senza la stupida voglia protagonismo, di apparire, ormai fuori tempo, ma realizzare in modo responsabile il capovolgimento di usi e consumi, la voglia di fare veramente qualosa per gli altri, per il proprio paese, e quindi per se stessi e i propri figli.
Più che allenaze e strategie, serve la  capacità , tanto coraggio e spirito di sacrificio.
Con questa consapevolezza che mi auguro si approcci il vero tentativo di cambiare, anche a Vietri, il corso della politica. Diversamente è tutto il solito trasformismo, tanti travestiti, maschere nuove nella continuità del vecchio. Ma attenzione, anche per questo vecchio collaudato sistema di compari e clienti i tempi saranno critici. Tanti sono i cittadini che, colpiti direttamente dalla recessione economica, non intendono più caricarsi sulle spalle i costi di queste "vergognose " gestioni ammnistrative.


12/31/2008

Petizione popolare dimissioni Bassolino e Iervolino

Oggi 30 dicembre 2008, alle ore 11 al gazebo in Piazza Dante (altezza statua), i coordinamenti dell'MpA-Alleati per il Sud, la Destra, Lega Sud Ausonia e il Movimento di Insorgenza Civile, hanno indetto una conferenza stampa, dove presenteranno una petizione popolare per "chiedere le dimissioni immediate del Governatore Antonio Bassolino e il Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino".

All'incontro parteciperanno:
Salvatore Ronghi e Carlo Farucci, rispettivamente Portavoce Regionale e componente della segreteria cittadina Mpa-Alleati per il Sud. Bruno Esposito e Maurizio Bruno, rispettivamente Segretario regionale e segretario provinciale de La Destra. Il segretario regionale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto e il rappresentante del Movimento di Insorgenza Civile, Carmine Ippolito.

12/30/2008

Le foto dell'anno.


Queste, a mio avviso, le foto che meglio esprimono la situazione civica e politica del comune di Vietri Sul Mare in questo momento.

La via Scavata di Raito, la vecchia via del mare, antica e caratteristica stradina espressione della bellezza paesaggistica del nostro territorio, storico itinerario per turisti e residenti che solevano raggiungere la spiaggia nel periodo estivo, ancora oggi percorso preferito per gli amanti delle lunghe passeggiate e insofferenti agli ingorghi della statale 18 dei periodi caldi.
Questa stradina è diventata, da circa un anno, una discarica abusiva di calcinacci di ogni genere.
Piastrelle, igienici e vari rifiuti edili fanno la loro bella mostra lungo il vialone della piccola stradina, cornice indegna e vergognosa di un paese che non vuole neanche più salvare l’apparenza, abbandonata al proprio destino, dove le regole sono lasciate al buon senso della gente, almeno quanto questo esiste.


Un consueto spazio per giochi sottratto ai bambini del posto e, di recente, ai tanti bambini ospiti della colonia estiva nella casa di accoglienza diocesana attigua alla stradina. A guardarli questa estate districarsi tra pietre e calcinacci sembravano essere nella striscia di Gaza intenti a combattere l’Intifada.
A nulla sono valse le segnalazioni agli organi competenti e alle forze dell’ordine. La discarica rimane da un anno senza alcun provvedimento né soluzione. E’ eloquente come si sia preferito deviare il percorso per la posa in opera dei tubi del gas e non provvedere allo smaltimento coatto dei cumuli di detriti e mettere fine a una storia di ordinaria inciviltà.
Nel frattempo, un senso d’impotenza è sopraggiunto nei cittadini residenti che, del perpetuarsi di abusi ai danni della comunità, avvertono in modo palese l’assenza delle istituzioni.
Infatti, si ricorda che il giardinetto che costeggia la stradina con tanto di alberelli in bella mostra, non è altro che frutto dello smaltimento di calcinacci risultanti da lavori privati e costruito abusivamente anni addietro senza alcun intervento da parte delle autorità competenti. Oggi il tentativo di smaltimento sembra lo stesso, se si considera che parte della discarica versi sopra questo muro pronto per essere “edificata”.
Intanto la discarica cresce e definisce, in maniera inesorabile, la miseria civica e politica in cui è caduto il nostro comune, espressa, in modo eloquente, dalla gestione commissariale cui siamo stati costretti e dalle recenti operazioni delle forze dell’ordine.

12/27/2008

Uno stato di necessità.

“Il confronto è diventato tra ordine e disordine, legalità e illegalità, stato e antistato. L’esito raccapricciante dello scandalo dei rifiuti è che in Campania lo Stato come consenso è morto ed esiste ormai soltanto lo Stato come coercizione… In Campania non ci sono ormai più rappresentanti del popolo m commissari, sottosegretari, prefetti e questori, poliziotti in tenuta antisommossa… Il bene pubblico non ha più strumenti a disposizione se non la forza e lo Stato non ha altra strada se non attaccare militarmente chi gli resiste. Ogni margine di mediazione e di consenso sembra finito… E’ il tunnel della democrazia…”
Paolo Macry:

12/26/2008

Le lobby e lo scandalo rifiuti in Campania: è questa l'Italia del futuro?






Non sottovalutiamo quanto sta accadendo da 14 anni in Campania: non commettiamo l’errore di considerare lo scandalo rifiuti un fenomeno locale. E’ stato ed è un affare di Stato, o meglio dei governi nazionali di turno a loro volta “ben visti” dalle lobbies più potenti che hanno beneficiato, tramite i vari Commissari di Governo, come ancora adesso avviene, dei poteri speciali, previsti dalle legge istitutiva del servizio di protezione civile nazionale (legge 225 del 1992), per spendere i soldi pubblici al di fuori delle leggi ordinarie.
Se un sindaco spendesse i soldi pubblici come fa il Commissario di Governo verrebbe punito. Basta vedere chi ha eseguito le varie e costose opere per individuare gli artefici principali di questa lunga “messinscena”: le lobbies che contano in Italia grazie ai governi nazionali succedutisi dal 1994 che hanno diligentemente ascoltato i loro desideri avvalendosi di significativi consensi omertosi nelle amministrazioni locali e di indispensabili collaborazioni da parte di organizzazioni locali “non democratiche ed esplosive”.
Parte lesa sono i cittadini campani, troppo distratti e troppo abituati a sopportare amministratori di basso profilo e ancora in parte increduli a riconoscere come “azione non esemplare” dello Stato l’”operazione monnezza", vero e proprio saccheggio spietato del territorio regionale e delle risorse finanziarie pubbliche attuata con una efficace, sia pur fragile, copertura giuridica (legge 225 del 1992).

Ma quali sono i micidiali e ingegnosi caposaldi della “operazione monnezza” in Campania che possono essere esportati a scala nazionale?

L’intuizione efficace e micidiale che ha avviato lo “scandalo rifiuti” è individuabile nell’esaltazione di un cronico problema regionale rappresentato dalla inadeguata amministrazione pubblica che ha sempre avuto difficoltà a risolvere la raccolta e smaltimento dei rifiuti.

I rifiuti sono stati trasformati per legge in una situazione emergenziale di tale gravità da innescare l’applicazione della legge 225/92 che prevede l’uso di poteri speciali da parte di un commissario di governo, all’uopo incaricato dal Governo nazionale, senza limiti di tempo, finchè perdura lo stato emergenziale.

La ricaduta più efficace di tale intuizione è rappresentata dalla possibilità di affidare incarichi di progettazione ed esecuzione lavori direttamente a soggetti ben referenziati senza rispettare le leggi che regolano la spesa pubblica: in tal modo il Commissario di Governo di turno ha avuto ed ha un potere insindacabile di tipo “dittatoriale”.

Con tale potere, volendo, può agire in modo trasparente per il bene di tutti i cittadini ed ha la possibilità di risolvere rapidamente i problemi; se però non vuole risolvere le varie difficoltà nel minor tempo e con costi limitati, ha la possibilità di “deviare dalla retta via” favorendo (consapevolmente o inconsapevolmente) persone e imprese indipendentemente dalla qualità delle prestazioni. Numerose indagini della magistratura scaturite dalle attività amministrative commissariali, alcune ancora in corso che vedono coinvolti alcuni Commissari di Governo e collaboratori di primo piano, indicano che l’incredibile perpetuazione dell’emergenza rifiuti per oltre 14 anni è classificabile più come “operazione non esemplare” da parte di un apparato pubblico creato apposta per favorire una stravagante e allegra spesa pubblica.

Chi ci ha guadagnato? Le lobbies che contano di livello nazionale hanno avuto modo di usufruire, grazie a trattative privilegiate, di consistenti appalti per realizzare opere che non hanno risolto l’emergenza.

Una parte significativa di amministratori e politici nazionali e locali ha goduto di privilegi di vario tipo. La criminalità organizzata ha usato la situazione in tutti i modi essendo inserita anche nei posti di comando.

La giustificazione del malgoverno prolungato è stata attribuita spietatamente ai cittadini campani dipinti come sporchi e cattivi e per di più sottomessi alla malavita organizzata, e all’incapacità delle amministrazioni locali.

Vista l’abnorme durata dello scandalo rifiuti, i governi nazionali succedutisi dal 2004 si sono resi conto che lo Stato poteva continuare a tenere in vita il “sistema monnezza” solo con una crescente protezione giuridica e una militarizzazione senza più accentuata indispensabile, si dice e si diceva, per fare bene e presto spendendo i soldi pubblici senza andare troppo per il sottile (come sta avvenendo in questi mesi con gli appalti di ben tre inceneritori), coinvolgendo persone e imprese adeguate e ben referenziate.

Il mancato completamento entro i termini previsti dell’inceneritore di Acerra, iniziato proprio con una dura repressione quattro anni fa in un’area non idonea e con un progetto sbagliato che è stato necessariamente modificato, non è imputabile alle azioni sovversive dei cittadini. E’ lo stesso “sistema monnezza” che è andato autonomamente in tilt! I poteri speciali hanno garantito, finora, l’impunibilità per gli attori principali e incrementato la militarizzazione del territorio per proteggere e nascondere gli errori ed imporre soluzioni inadeguate controllando gran parte dei mass media diventati, in prevalenza, diffusori di veline inoffensive; hanno ridotto la partecipazione democratica in Campani.

Non c’è che dire! I risultati sono incoraggianti! Si può fare di più?

L’esperimento Campania ha ingrassato le lobbies parassitarie consolidandone la posizione di comando su scala nazionale avvalorata anche dal controllo quasi totale dei mass media che contano.

Chi ha pagato e chi è stato danneggiato?

I cittadini campani e l’assetto socio-economico regionale. Attenzione! In assenza di una democratica opposizione politica a scala nazionale il “modello Campania” può aprire una via in discesa (condivisa dalle lobbies che appoggiano l’attuale opposizione, in attesa di diventare maggioranza) per il comando totale della lobbycrazia e per la restaurazione di un modo di vita, non molto democratico, dove chi comanda sono i potenti e chi governa lo fa essenzialmente per i loro interessi.

Non ricorda un regime già sperimentato in Italia? O ci siamo già dentro?

* Franco Ortolani è ordinario di geologia, Università di Napoli Federico II